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Franco Zeffirelli: intervista all’Arena di Verona

martedì 30 agosto 2011

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  • La Freccia - Giugno 2010

    Non bastava la nuova Turandot di Zeffirelli a impreziosire il Festival dell’Arena di Verona. La Fondazione ha scelto di consacrare al maestro fiorentino l’intero cartellone della sua estate. Dal 18 giugno al 29 agosto si alterneranno all’Arena le riprese di Aida, Madama Butterfly, Carmen e Il trovatore allestite da Zeffirelli per le scorse edizioni del festival. Un programma faraonico, tanto da meritare la diretta tv del Gran Galà inaugurale. Sarà Antonella Clerici a presentare su raiuno e radiouno la serata del 6 giugno, con estratti delle opere e commenti degli ospiti. Il pluripremiato Zeffirelli – due nomination all’Oscar, quattro David di Donatello, un Nastro d’Argento – non aveva mai ricevuto un simile omaggio.

    Maestro Zeffirelli è soddisfatto della scelta dell’Arena?

    Non voglio sembrare presuntuoso, ma penso che abbiano fatto finalmente qualcosa di giusto. Sarà immodesto dirlo, ma forse questa scelta arriva un po’ troppo tardi. Un uomo come me, che rappresenta il pilastro della cultura operistica italiana nel mondo, da noi continua ad essere trattato un po’ distrattamente. Finalmente grazie agli amici della Lega siamo arrivati a questo traguardo, che spero possa essere di esempio per altre istituzioni. D’altronde i miei allestimenti riempiono i teatri, mentre gran parte del nostro repertorio operistico al botteghino è un fiasco clamoroso. Altrimenti, forse, avrebbero continuato a semi-ignorarmi.

    Come sarà la sua nuova Turandot?

    Non amo molto parlare di come sarà uno spettacolo. Quando si raccontano le regie a volte si fanno degli errori colossali. In realtà ogni singolo spettatore osserva l’opera in modo diverso: ci trova qualcosa che prima gli mancava e lo conserva impresso nella sua mente. Lei ha definito la sua Aida «la più grandiosa mai vista sul pianeta». Fra le opere in programma a Verona a quale è maggiormente legato? Non saprei. Ci sono spettacoli che ti parlano a distanza di anni. Io ne ho fatti decine, per capre il loro valore ci vuole molto tempo. Nascono dal frutto di un’interpretazione affettuosa, estatica di questi colossi della nostra cultura che costituiscono la gloria e la fortuna dell’Italia nel mondo.

    La prima volta che entrò all’Arena fu con Luchino Visconti. Ricorda ancora quella serata?

    Andammo a vedere la Callas che cantava La gioconda, ci fece un’impressione pazzesca. Io stavo preparando della ricerche sul teatro goldoniano, ero felicissimo di aver avuto questo incarico attraverso gli amici e i parenti di Visconti. Andammo all’Arena a vedere questo evento straordinario e non potrei spiegare quanto e come ci commosse: fu un capolavoro del teatro lirico italiano, con questa donna veramente sbalorditiva. Ci sono state altre grandi cantanti, ma nessuna ha mai avuto una esclusiva dote di talento come Maria.

    Con la Callas avete poi avuto un lungo rapporto di amicizia. Abbiamo fatto tre opere insieme, sempre a grandi livelli. La traviata a Dallas, Tosca al Covent Garden, Norma all’Opéra di Parigi.

    Siamo stati veramente amici e per me averla conosciuta resta un privilegio indimenticabile: aveva molte virtù straordinarie. Non c’era opera in cui non ci rivelasse qualcosa che fino a quel momento ci era sconosciuta. In ogni spettacolo ci offriva l’occasione di conoscere e capire meglio la musica. Era ricchissima e anche molto generosa. Non dimenticherò mai i momenti trascorsi con lei.

    In questo periodo il mondo dell’opera è in agitazione per i tagli previsti dal decreto Bondi. Come giudica il decreto e le manifestazioni che sono seguite?

    Io non amo mai giudicare i fatti della vita e del lavoro per quello che sembrano, ma vorrei incastrarli nei contesti a cui appartengono. L’opera italiana è rappresentata in tutto il mondo e nei nostri maggiori teatri. Un tempo riusciva a portare avanti giovani talenti che erano testimonianza attiva di grandi valori e venivano incoraggiati a continuare su quella strada. Ma noi conserviamo ancora un primato nel mondo del teatro in musica. Adesso sono felicissimo di dare il mio imprimatur al festival dell’Arena: mi sembra una buona occasione per dire a francesi, tedeschi, americani e russi che l’Italia è prima in condotta nel campo della cultura musicale. Dopodiché bisogna anche saperla promuovere negli altri paesi.

    Nei suoi film e nei suoi spettacoli ha sempre ricercato una bellezza assoluta. Pensa che si possa imparare la sensibilità alla bellezza? O è soltanto un dono di natura?

    Sono vere entrambe le cose. Ma certamente l’educazione alla bellezza richiede una predisposizione dell’animo e della mente. È un dono straordinario che riesce a creare delle grandi emozioni.

    Ha anche introdotto una componente spirituale nel cinema, con film come Fratello Sole e Sorella Luna o Gesù di Nazareth. Pensa che questo oggi manchi?

    Purtroppo non manca, ma è presente in malo modo. C’è gente infame, inadatta e incapace che utilizza i temi dell’alta cultura spirituale e li deturpa in modo disastroso. Io sono stato fortunato perché potevo permettermi di fare film con grandi capitali e grandi artisti a disposizione. Penso che la situazione sia molto diversa per il cinema di questi ultimi anni.

    Sono stati da poco consegnati i David di Donatello ed è ancora in corso il Festival di Cannes. Lei ha preso dure posizioni nei confronti dei festivals. Pensa che anche questi eventi soffrano per la crisi del cinema?

    Purtroppo ci sono mani infami che non sanno sfruttare la meravigliosa possibilità di fare cinema e di fare arte. Trent’anni fa il cinema sapeva dare emozioni nuove, oggi invece i registi – poveracci! – hanno la presunzione di assumere facoltà educatorie. È questa, purtroppo, la realtà.

    Lei ha sempre mantenuto un forte legame con la sua Firenze. Come le sembra che sia cambiata la città negli ultimi anni?

    Era una città di luce e di cultura ideale, ma ora offre solo itinerari culturali che non hanno alcun senso. Purtroppo a mandare avanti Firenze sono in gran parte degli uomini non all’altezza del loro compito.

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