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Se la guerra diventa un gioco di famiglia

sabato 19 marzo 2011

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  • C’è tutto l’orrore della guerra nei Balcani alla base di «Giochi di famiglia» , al Fabbricone di Prato. Uno spettacolo emozionante e incisivo, scaturito dall’incontro della drammaturga serba Biljana Srbljanovic con il regista Paolo Magelli e bene interpretato dalla nuova Compagnia Stabile del Teatro Metastasio. In scena non ci sono soldati o vittime, ma dei bambini che giocano alla periferia di Belgrado, probabilmente quando ormai la guerra è finita. Si divertono a creare scenette di famiglia, interpretando un padre, una madre e il loro figlioletto in situazioni che sfociano sempre in violenza. E così il padre picchia la madre, insieme torturano il figlio, che sempre si vendica uccidendoli entrambi. Fra questi personaggi c’è anche un carrozziere, che spera che la guerra continui per poter ancora riparare auto vecchie e malmesse. Ricorda molto la Madre coraggio di Brecht, che cercava di guadagnare in battaglia commerciando con i soldati.

    Giochi di famiglia Ma accanto a tanto dolore, in questo bell’allestimento di Paolo Magelli, c’è sempre una certa leggerezza, che contrasta sapientemente con la violenza delle scene. Con un risultato ancor più ricco. Ecco allora la bella colonna sonora di Arturo Annecchino che sa creare atmosfere dolci e offrire momenti di stacco. Nasce così un perfetto ritmo emozionale, grazie anche al difficile lavoro svolto dagli attori. Infatti non è facile portare in scena questo complicato gioco di specchi che richiede ad attori adulti di interpretare dei bambini intenti a recitare la parte dei grandi. Ci riesce perfettamente Mauro Malinverno, che interpreta con allegri tocchi infantili i suoi uomini-mostri; al suo fianco una intensa Valentina Banci porta in scena le sue mamme-vittime. Completa il quadro la bella scenografia di Lorenzo Banci, che sa riprodurre con il giusto realismo la desolazione del testo. © Corriere Fiorentino, 19 marzo 2011 RIPRODUZIONE RISERVATA

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