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Una città nella Pergola

giovedì 10 giugno 2010

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  • C’è anche una strada nel teatro della Pergola. La chiamavano il Vicolo delle Carrozze e nel Settecento gli artisti passavo da lì per entrare in teatro. È un viottolo lastricato che corre dietro il palcoscenico e un tempo sbucava in Borgo Pinti. Da quasi due secoli è stato inglobato nella struttura teatrale, insieme a larghi e stradelli circostanti. Una vera e propria città che oggi si nasconde dietro le quinte della Pergola, aperta al pubblico per le visite-spettacolo promosse dalla Compagnia delle Seggiole.

    «La prima fu fatta nel 2006 – racconta Riccardo Ventrella, direttore del teatro – inizialmente doveva rimanere un evento isolato, ma ormai siamo già a 180 repliche, con una media di due tour al mese». E già dall’anno prossimo – se davvero la soppressione dell’Eti non bloccherà i progetti avviati in teatro – dovrebbe nascere un vero museo. «Stiamo già lavorando per realizzare un apposito ingresso negli spazi della vecchia biglietteria – dice Ventrella – lì ci saranno anche pannelli esplicativi e un bookshop. Per le visite stiamo studiando una formula a orari per garantire la sicurezza dei visitatori e non ostacolare i lavori degli artisti». Sono molti gli spazi storici, ormai dismessi, che raccontano la vita del teatro. Ventrella li conosce alla perfezione: da anni lavora alla Pergola e sta per terminare un libro sulla sua storia che uscirà dopo l’estate.

    Ci mostra una piazzetta squadrata che circonda un pozzo ottocentesco: «qui un tempo c’erano degli orti, era uno spazio aperto, di passaggio, che però veniva molto usato dalle maestranze del teatro. Ci si veniva a tingere i costumi, come ricorda una bella vasca originale, e anche per alimentare il sistema antincendio». Lo testimonia la pompa storica, perfettamente conservata, che rimase in funzione per un secolo, fino al 1946. Fra vari viottoli il direttore ci conduce su un ripido stradello che porta dritti fino al palcoscenico. «È la Salita dei Cavalli – spiega – creata nel 1713 per consentire l’entrata in scena degli animali in occasione delle dimostrazioni equestri, ma in seguito fu usata anche per far passare i carri con le scenografie».

    Molti cimeli ricordano pagine della Grande Storia passate dalla Pergola. Sul palcoscenico si conserva il prototipo del telefono realizzato da Antonio Meucci. Lo storico inventore lavorava come tecnico in teatro e volle costruire un sistema per mettere in comunicazione diverse parti del palco. Peccato che poi fu Alexander Graham Bell a brevettare l’invenzione. Sotto la platea si conserva la principale collezione di oggetti teatrali. Ci sono ancora i macchinari che per oltre un secolo permisero di innalzare l’intera sala all’altezza del palcoscenico. In occasione di feste e galà un insieme di corde e ingranaggi permetteva di mutare senza troppa fatica l’assetto del teatro.

    «La macchina fu realizzata nel 1857 da Cesare Canovetti – spiega il direttore – funziona con lo stesso principio del cambio delle auto: un insieme di carrucole permette di azionare con uno sforzo limitato i perni che sollevano la platea. Restò in funzione fino alla metà del secolo scorso. L’ultima volta che si tentò di azionarla fu nel 1961, per un veglione della stampa, ma ormai era invecchiata e si dovette ricorrere a un sistema idraulico». È fra queste corde che Alfonso Spadoni – che fu per trentadue anni direttore del teatro – iniziò a raccogliere, poco dopo l’alluvione, la sua collezione. C’è la sedia di Giuseppe Verdi, che proprio alla Pergola fece debuttare il suo Macbeth nel 1847. E ci sono i primi sistemi di luci usati in teatro – vari proiettori e un enorme quadro luci per controllarli – e molte macchine per i rumori. Un apposito marchingegno permette di simulare il sibilo del vento, mentre è stata ricostruita con filologica precisione la macchina che riproduceva il ticchettio della pioggia «abbiamo fatto una ricerca per capire quali granaglie si inserivano originariamente nella macchina per poterla ricostruire con esattezza».

    Molti degli spazi ancora in uso ricordano i grandi momenti della storia dello spettacolo. Un’iscrizione sul primo camerino testimonia il connubio fra Eleonora Duse e Edward Gordon Craig in occasione della messinscena di Rosmersholm di Ibsen. L’attrice divina si confrontava alla Pergola con il celebre regista e teorico inglese per uno spettacolo problematico ma certamente storico, ben ricordato da una recente pubblicazione di Francesca Simoncini (Rosmershol di Ibsen per Eleonora Duse, Ets, 2005).

    E intanto proseguono i lavori in teatro. Si sta completando l’ascensore che permetterà a chi è in carrozzina di entrare comodamente in platea ed eviterà al pubblico di galleria di dover salire a piedi fin su. In fondo al Vicolo della Pergola si lavora ai nuovi locali della Biblioteca Spadoni. Si svilupperà su due piani e offrirà maggiori servizi ai lettori: un orario di apertura più ampio nonché una videoteca teatrale. Salvo ritardi già nella prossima stagione gli appassionati potranno visionare libri, copioni, video e locandine, riscoprendo pagine di storia del teatro in un luogo così ricco di memorie.

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