Home page > 2. Articoli > Alain Platel racconta i suoi travestiti a Fabbrica Europa


Alain Platel racconta i suoi travestiti a Fabbrica Europa

venerdì 29 aprile 2011

Mail Share
  • «Che cosa accade quando un uomo si traveste da donna?» . Se lo è chiesto il coreografo belga Alain Platel che martedì e mercoledì porta in scena al Verdi Gardenia, l’acclamato spettacolo fra musica, danza e teatro interpretato da sette artisti travestiti o transessuali. Si aprirà così il festival Fabbrica Europa, fra le gioie e i dolori tratte dalla vita reale dei protagonisti, sapientemente condite con i successi delle icone gay della loro gioventù. «Da Lisa Minnelli a Tina Turner — racconta Platel, che firma lo spettacolo insieme al regista Franck Van Laecke — abbiamo utilizzato tutti gli hits del tempo e siamo risaliti fino agli anni Cinquanta con Josephine Baker. Credo che oggi questi nomi abbiano ceduto il posto a Lady Gaga o a Madonna» . Nessun timore dunque di riproporre qualche cliché. «Anzi, li abbiamo voluti utilizzare tutti, per creare una atmosfera particolare. Anche nel testo: per questo si raccontano molte barzellette sulla sessualità. Ma alla fine le persone che vengono per curiosità o voyeurismo restano deluse» .

    Lo spettacolo nato da un’idea dell’attrice Vanessa Van Durme: basandosi sul film Yo soi asì, che ruota intorno a un locale di Barcellona, ha voluto richiamare in scena i suoi vecchi compagni di cabaret, oggi tutti intorno ai sessant’anni. Ci sono attori e danzatori di professione, ma anche un maestro di scuola, un pittore e un impiegato comunale. A loro si sono aggiunti altri artisti, fra cui il giovanissimo danzatore caucasico Timur Magomedgadzhiev. «Nella prima scena ci sono nove uomini assolutamente ordinari — continua Platel — solo dopo che il pubblico ha riconosciuto in loro delle persone normali essi iniziano a trasformarsi in donne, in donne meravigliose» . Anche per il coreografo — psicologo di formazione — questo spettacolo è stata una rivelazione. «Tutti abbiamo la fantasia di trasformarci, di diventare più belli o più bravi. Facendo questo lavoro ho scoperto che delle persone assolutamente normali, quando si travestono, riescono a fare delle cose straordinarie che altrimenti non oserebbero nemmeno immaginare. Sono rimasto colpito da chi ha fatto di tutto per cambiare il proprio corpo: alla fine di questo difficile cammino spesso non si è ritrovato più felice di prima. È un percorso molto duro, sia dal punto di vista fisico che psicologico» .

    Ecco allora che Gardenia affianca alla spensieratezza da cabaret tutta la sofferenza di una scelta estrema. «All’inizio delle prove abbiamo fatto molte domande sulla vita privata dei nostri danzatori e poi una parte di questo materiale è entrato nello spettacolo. Ma spesso l’esperienza reale di una persona viene raccontata da un altro artista, in modo che ci sia sempre una certa ambiguità fra realtà e finzione. Volevamo fare del teatro e quindi parlare della vita in generale». Gherardo Vitali Rosati © Corriere Fiorentino - RIPRODUZIONE RISERVATA

  • SPIP | modello di layout | | Mappa del sito | Monitorare l'attività del sito RSS 2.0