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Sebastiano Lo Monaco e Pietro Grasso alla Pergola

martedì 12 aprile 2011

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  • Anche a teatro si può combattere la mafia. Perché se «il silenzio è l’ossigeno dei sistemi criminali» , per sconfiggerli si deve iniziare a parlarne sempre di più, come afferma Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia. Ha pagato cara la sua scelta, costretto a girare sempre sotto scorta, a dimenticare la sua passione per le moto, a dover negare a se stesso e alla sua famiglia una vita normale. Oggi è alla Pergola, dove va in scena lo spettacolo Per non morire di mafia (fino a domenica: feriali 20.45, festivi 15.45) tratto dal suo omonimo libro e interpretato da Sebastiano Lo Monaco, non a caso entrambi di origini siciliane.

    Per aprire una riflessione con il pubblico, Grasso parteciperà a un incontro in teatro (ore 18), coordinato da Marzio Fatucchi del Corriere Fiorentino. Ci saranno il sindaco Matteo Renzi, l’assessore regionale alla cultura Cristina Scaletti, il rettore della Iulm Giovanni Puglisi, le associazioni Arci, Fondazione Caponnetto, Libera, i ragazzi che hanno partecipato ai campi antimafia, oltre ai protagonisti dello spettacolo: il giovane regista livornese Alessio Pizzech e Sebastiano Lo Monaco. Fu lui a convincere il procuratore a portare in scena il suo testo. «Lo incontrai per caso al Teatro Greco di Siracusa — ricorda— eravamo seduti accanto. Io avevo appena letto il suo libro gli sottoposi la mia idea: all’inizio rifiutò, temeva che lo spettacolo gli avrebbe provocato una sovraesposizione mediatica. Ma fui molto tenace e alla fine lo convinsi» .

    Lo Monaco - Per non morire di mafia Dopo il debutto a Spoleto, Per non morire di mafia ha avuto alcune repliche molto intense, come quella a Palermo, al Castello a Mare, a cui hanno partecipato 1800 spettatori: «Un’emozione grandissima» , dice Lo Monaco. Ora la tournée riparte da Firenze per poi arrivare, nella prossima stagione, nei principali teatri d’Italia. «Lo spettacolo è diviso in tre zone — spiega Lo Monaco— la principale è dedicata agli stravolgimenti che subisce la vita privata di un signore che negli anni Settanta sceglie una professione normale. All’epoca non era cominciato l’attacco alle istituzioni, con i delitti e le autobombe. Ecco allora che la routine di una giovane famiglia viene completamente stravolta: bisogna rinunciare a tutto, diventa impossibile anche andare al cinema, e si deve seguire tutta una serie di regole. Cosa che il figlio, quattordicenne, non riesce a capire e ad accettare» .

    Una parte importante dell’opera è dedicata al Maxiprocesso, quando furono comminati 2665 anni di carcere ai 360 colpevoli, mentre i 19 boss furono condannati all’ergastolo. Allora Grasso era giudice a latere e contribuì a stendere, al fianco del presidente Alfonso Giordano, quella storica sentenza di 8.000 pagine. Un evento che viene ricordato, in teatro, anche dall’allora pubblico ministero, Giuseppe Ayala, che sta girando l’Italia col suo Chi ha paura muore ogni giorno. Grasso lo racconta «con grande ironia — dice Lo Monaco, che sul palco veste i panni del procuratore— contaminando un linguaggio alto, colto con quello rozzo, crudele e dialettale dei mafiosi e dei sospettati» .

    E nell’ultima parte dello spettacolo Lo Monaco-Grasso propone un’analisi del fenomeno mafioso a livello internazionale, spiegando anche di quali tecniche dispongono magistratura e forze di polizia per affrontarla. Per chiarezza si usa una lavagna, per annotare nomi e numeri. «Non è tanto per fare una lezione— afferma l’attore — serve come riepilogo, ad esempio per le condanne del Maxiprocesso. Il protagonista, in un momento di riflessione, ripensa alle stragi attraversate nella sua vita professionale» .

    L’idea è stata del regista, questo giovane toscano che si ritrova ora a dirigere Lo Monaco. «Sarà un destino: in questo momento mi sono ritrovato a lavorare con due giovani talenti: da una parte Pizzech, con cui affronto quest’avventura sulla mafia, dall’altra Giampiero Borgia, con cui sto preparando il Filottete di Sofocle in scena dall’ 11 maggio al 19 giugno al Teatro Greco Siracusa» . Intanto, Lo Monaco, gira l’Italia in lungo e in largo, senza timori. «Abbiamo una società civile sempre più forte che protegge chi ha il coraggio di esprimersi nettamente contro il fenomeno criminale: non credo che ci sia un rischio nel portare in scena questo spettacolo, o almeno, spero proprio di no» .

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