Home page > 2. Articoli > Zingaretti in scena con The Pride - Recensione


Zingaretti in scena con The Pride - Recensione

martedì 15 dicembre 2015

Mail Share
  • Corrierefiorentino.it - 11 dicembre 2015

    Prendi gli ultimi sessant’anni, dal ’55 a oggi. Sembra un’era geologica se si considera il diverso modo di considerare le relazioni omosessuali. Anche se c’è ancora molta strada da fare. È questo il tema di The Pride, il nuovo spettacolo diretto e interpretato da Luca Zingaretti, in scena alla Pergola fino al 20 dicembre. Presenta due storie che si intrecciano, una è ambientata negli anni Cinquanta e una ai nostri giorni. I personaggi hanno gli stessi nomi e si ritrovano in situazioni analoghe, ma nel mezzo c’è un abisso. Dal Philip che non accetta il suo amore per Oliver, a chi vive ai tempi del Gay Pride. Non che questo basti a risolvere pregiudizi e disuguaglianze, nemmeno nella modernissima Londra, fra chi contesta le Unioni Civili e chi dice “frocio” a mo’ di interiezione.

    L’autore è il greco-britannico Alexi Kaye Cambell, una carriera d’attore alle spalle, che nel 2008 ha sbancato tutti i premi del Regno Unito con questo suo debutto alla scrittura. Ora Zingaretti lo porta sui grandi palchi italiani, continuando la sua ricerca di nuovi testi, già avviata con La Torre d’Avorio di Ronald Harwood. Operazioni meritorie e ben fatte, anche se in questo caso la riuscita è meno efficace del precedente lavoro. Veramente ottimo è il fiorentino Maurizio Lombardi, che nelle due storie è Oliver, giornalista/scrittore amante/compagno di Philip (Zingaretti). Si trasforma in un secondo, dall’uomo serio e rigidissimo degli anni Cinquanta, a un ragazzo plastico e salterino ai nostri giorni. Sembra che non stia nemmeno recitando quando scherza con la sua amica Sylvia (la brava Valeria Milillo) ai tempi dei Pride. Riuscitissimi anche gli incastri fra le due storie, che si incrociano sempre con estrema naturalezza (l’attore del nuovo capitolo entra mentre gli altri non sono ancora usciti di scena).

    Meno incisiva la parte di Zingaretti, che ha già dimostrato in teatro il suo talento, ma che qui risulta meno credibile nei panni del contraddittorio agente immobiliare pronto a farsi curare pur di non considerarsi omosessuale (più ridotta la sua parte nella seconda storia). In queste scene degli anni Cinquanta manca ritmo, l’azione si fa statica, le battute si alternano in modo artificioso. Certo già il testo passa da un realismo dinamico e quasi eccessivo (con un turpiloquio non necessario) con la storia contemporanea, a un passato più sobrio e lento, ma forse la regia (dello stesso Zingaretti) non ha saputo trovare soluzioni adeguate.

    http://corrierefiorentino.corriere....

  • SPIP | modello di layout | | Mappa del sito | Monitorare l'attività del sito RSS 2.0