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Si Gira! Il Pirandello di Massini e Arca Azzurra - recensione

domenica 15 novembre 2015

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  • Recensione del Corrierefiorentino.it, del 5 novembre 2015

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    Un tuffo alle origini del cinema muto, fra dive incontenibili e abili impresari. Con Si gira!, presentato in prima nazionale al Niccolini di San Casciano, il drammaturgo e regista Stefano Massini si è ispirato all’omonimo romanzo di Pirandello (che dalla seconda edizione divenne Quaderni di Serafino Gubbio operatore) per dirigere la compagnia dell’Arca Azzurra in un nuovo e ritmato spettacolo. Al centro della storia Serafino (Andrea Costagli), che diventa operatore per una grande produzione cinematografica, la Kosmograph, con il compito di girare la manovella della macchina da presa, senza interrompersi per nessun motivo.

    Agli albori della Prima Guerra Mondiale, mentre dilagava il Futurismo, Pirandello contrastava qui le nuove idee e denunciava la disumanizzazione provocata dall’avvento delle macchine. Esemplare, al riguardo, quel signore che nel romanzo osserva: “Siete proprio necessario voi? […] Una mano che gira la manovella. […] Non potreste esser soppresso, sostituito da un qualche meccanismo?”. Ma nel suo libero adattamento, Massini dà più spazio al tema dell’immagine e dell’identità, centrale nelle opere successive del Premio Nobel, a cui la metafora del cinema si presta perfettamente. Se in Pirandello la Nestoroff, la diva della compagnia, è “sbalordita e quasi atterrita delle apparizioni della propria immagine su lo schermo”, il drammaturgo ora va oltre, facendo diventare Luisetta, uno dei tanti personaggi della storia, la controfigura della prima attrice.

    Certamente riuscite sono le scene sul set, fra i costanti lamenti della diva (Lucia Socci), i richiami all’ordine del direttore di scena (Duccio Baroni), i disperati tentativi di mediazione dell’impresario (Massimo Salvianti). Massini scrive dialoghi esilaranti, capaci di condensare – o ricreare – il pensiero di Pirandello. Si pensi all’incontro fra Cavalena (Dimitri Frosali, perfetto in questo ruolo) – uno sceneggiatore spiantato e tristissimo – e il produttore in cerca di storie allegre, o a tutti gli equivoci che nascono dal travestimento di Luisetta nella Nestoroff. Non mancano nemmeno lunghi (troppo?) frammenti di filmati, vere parodie delle opere del tempo, che scandiscono la narrazione. Si segue così il nascere de La donna e la tigre, al centro della storia, e diventano film anche alcune delle tante “parentesi” (come le chiama l’autore) che caratterizzano questi Quaderni pirandelliani, a partire dalla storia del passato della Nestoroff.

    Risulta purtroppo debole la cornice del racconto, importantissima per Pirandello. Il narratore, lo stesso Serafino, a cui lo scrittore affida interamente la sua complessa riflessione, risulta poco credibile nell’interpretazione di Andrea Costagli, generalmente più solido. Cosa che rischia di sgretolare l’intero impianto drammaturgico. Fra gli altri attori dell’Arca Azzurra, perfettamente in parte Massimo Salvianti, nei panni del diplomaticissimo produttore sempre capace di farsi assecondare dai suoi attori. Notevole il lavoro delle new entries, che qui affiancano i membri della storica compagnia: in particolare Duccio Baroni, scattante e calibrato soprattutto nel ruolo del direttore di scena, e Silvia Frasson, che sa trasmettere tutta la freschezza della sua Lisetta.

    Nasce uno spettacolo ricco di humor e di suspense, ben oliato e rodato già alle prime rappresentazioni. Manca un coinvolgimento più profondo e duraturo, che non svanisca con il chiudersi del sipario. Il rischio è che la ripetizione dei noti temi pirandelliani, qui affievoliti anche dalla struttura estremamente ramificata del testo, assumano quello stesso sapore d’antan dei filmati anni dieci della mitica Kosmograph.

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