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Edoardo Zucchetti: da Zeffirelli agli Usa

mercoledì 30 settembre 2015

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  • Corriere Fiorentino, 27 settembre 2015

    A scuola era un ultrà della Viola, sempre intento a preparare striscioni e slogan. Così entusiasta e appassionato da ritrovarsi, con altri duecento tifosi, sui binari di Campo Marte, e quindi in tribunale. Poi ha conosciuto Zeffirelli. Ed è diventato un ultrà del teatro. Trasferendoci tutta quella traboccante energia che prima metteva nel calcio. Oggi, a nemmeno 30 anni, Edoardo Zucchetti è uno che rompe gli schemi, sorprende, non si ferma davanti a niente e nessuno. Scrive personalmente ai più grandi artisti viventi, chiedendo di lavorare per loro. Li ferma per strada, si presenta. Gente come Pupi Avati, Terry Gilliam, Gabriele Lavia, Patti Smith. Che quasi sempre l’ascolta. Ha iniziato “portando il caffè” a Zeffirelli, quando era al Maggio Musicale di Firenze. E si è innamorato della lirica: “non avevo mai visto un’opera, all’inizio sognavo il cinema, ma vedere lavorare il Maestro mi ha stregato. I registi collaboratori preparavano tutto, poi arrivava lui, sulla sua sedia a rotelle e in cinque minuti creava scene bellissime, urlando al microfono e gesticolando col bastone”. Amore reciproco, tanto che dopo il Maggio viene chiamato dalla squadra di Zeffirelli a seguirlo anche a Roma e a Verona, per le nuove produzioni. Intanto lavora spesso a Rifredi con Angelo Savelli, “che mi ha insegnato a conoscere il teatro di prosa”, e fa da assistente volontario in teatro e al cinema con Lavia e Avati: “l’ho incontrato a Roma in via del Corso, così l’ho fermato”.

    Finché non sbarca a Londra. “Facevo il lavapiatti, lavoravo tantissimo, non ce la facevo più. Volevo solo tornare a Firenze”. Poi, una sera, deciso a ripartire, spende i suoi ultimi soldi per un biglietto dell’English National Opera. Vede The Damnation of Faust con la regia di Terry Gilliam, il fondatore dei Monty Python. “Sono uscito e ho detto: io resto qui e lavoro con lui”. E ci è riuscito. “Ho iniziato iscrivendomi a un corso d’inglese”, trovandosi poi un appartamento “lo affittava la vedova di Henry Fonda”. Qualche anno dopo era al suo fianco per la produzione del Benvenuto Cellini, di Berlioz. “Fra le altre cose giravo anche un “illegal backstage”: avevo il consenso di Gilliam, ma nessuna autorizzazione scritta della produzione. Ma io continuavo a girare per i camerini e intervistare gli artisti”.

    Così conosce il tenore Michael Spyres, che gli propone di curare un documentario sul suo lavoro in Europa. “L’ho seguito ovunque: da Parigi a Amsterdam, passando per Vienna, Salisburgo, Pesaro e Martina Franca”. Finché non è arrivata la svolta. “Spyres ha preso le redini della Springfield National Opera, negli Usa (Missouri) e mi ha proposto di seguirlo”. Zucchetti è subito decollato, per fare prima un galà lirico (2-3 ottobre), “in stile Wes Anderson”, e poi tre regie d’opera: Nozze di Figaro a marzo, Gianni Schicchi nel 2016 e Pagliacci nel 2017. “Stiamo anche approntando un nuovo sistema che consentirà di vedere questi lavori anche in Europa via streaming”. Intanto, farà il pendolare fra il Vecchio e il Nuovo Continente: “starò lì per un mese o due ogni volta, e poi faremo le riunioni con Spyres a Londra o Parigi, approfittando delle sue tournée europee”.

    Perché questo giovane regista non vuol certo mollare i suoi tanti progetti italiani. “È davvero un momento incredibile: appena ho smesso di lavorare come assistente ho iniziato tantissimi miei lavori”. Ora sta ultimando il documentario Patti Smith in Florence, fatto sempre col suo solito stile: “Ho iniziato a seguirla per conto mio, quando è venuta qui nel 2009, riprendendo non solo concerti e prove ma anche i suoi momenti di shopping per le vie del centro. Poi ho proposto il lavoro alla Prg, che ha deciso di produrlo insieme a Fondazione Sistema Toscana”. Prima di questo lavoro, Zucchetti aveva già realizzato, sempre per la Prg, i backstage dei concerti di Madonna e Bruce Springsteen, ma ora punta più in alto. “Il documentario contiene interventi di organizzatori storici e di tanta gente del settore. E ora stiamo cercando di far meglio, inserendo altri contributi. Ci manca ancora lei: speriamo di riuscire a intervistarla ora che torna per finire di scrivere la sua autobiografia”.

    E fra i suoi prossimi impegni non manca certo il teatro. Il 31 ottobre presenterà al festival Intercity Beach Boxer: “un monologo di Charlotte Josephine, interpretato da Carolina Pezzini, sulla storia di una donna boxer che partecipa alle olimpiadi di Londra del 2012”. E poi a Rifredi porterà in scena il 18 e il 19 dicembre Presunzione. Due cuori e una tenda canadese, tratto da un testo del collettivo inglese Third Angel, già allestito d’estate a Villa Gerini. “È la storia di una coppia che alla fine di una festa inizia a parlare dei propri problemi sentimentali”, con Giacomo Bogani e Diletta Oculisti. Mentre parliamo lo tempestano al cellulare “per un documentario sul festival di Venezia”, mentre lui non si stacca dal suo Mac. Ancora una domanda: Vita privata? “Con questo lavoro? Un disastro”.

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