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Calenda porta in scena gli sbarchi dei migranti con Finis Terrae

giovedì 17 luglio 2014

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  • Corriere Fiorentino, 17 luglio 2014

    La tragedia degli sbarchi dei migranti sulle nostre coste entra a teatro. A San Miniato si stanno ultimando le prove di Finis Terrae, in scena in Piazza Duomo dal 17 al 23 luglio (ore 21.30) per la tradizionale Festa del Teatro. “È la storia di due contrabbandieri di sigarette che aspettano un carico nella notte di Natale ma vedranno arrivare sulla spiaggia un barcone con un carico ben diverso – spiega il regista, Antonio Calenda, direttore dal 1995 del Teatro Stabile del Friuli, che co-produce lo spettacolo con l’Istituto del Dramma Popolare di San Miniato – se loro si limitano al commercio del fumo, si troveranno davanti a uno spietato scafista, che tratta vite umane. È un lavoro molto forte, che sa essere al contempo realistico e ironico”. In scena un cast internazionale: al fianco di Nicola Pistoia, Paolo Triestino e Francesco Benedetto ci sono otto attori che vengono da diversi paesi dell’Africa. “Finis terrae è una macchina complessa, che richiederebbe molti giorni di prove. Purtroppo la pioggia di questi giorni ci sta complicando il lavoro, ma per il debutto il tempo dovrebbe rimettersi”.

    Il testo è stato scritto da Gianni Clementi, autore de L’Ebreo, lo spettacolo con Ornella Muti andato in scena alla Pergola qualche anno fa, ma è stato Calenda a ideare il progetto. “Si potrebbe pensare che voglia cavalcare un fatto di attualità – dice il regista – ma questo lavoro si inserisce in una mia ricerca sull’esodo e le trasmigrazioni. Fin dai tempi delle glaciazioni l’uomo si sposta. A parte l’esodo biblico, il più esemplare, le migrazioni sono state una costante nella storia della specie umana”. Per questo l’anno scorso ha diretto Simone Cristicchi in Magazzino 18, il bel lavoro sull’esodo degli italiani dall’Istria nel 1947, duramente contestato in molte parti d’Italia, tanto che all’Aurora di Scandicci ci fu bisogno dell’intervento della polizia per consentire il regolare svolgimento dello spettacolo. Che poi ha avuto un successo clamoroso, sbarcando anche su Rai 1. “Ora ho cercato di allargare il discorso e mi piacerebbe arrivare a realizzare un terzo spettacolo su questi temi”.

    Non è certo la prima volta che l’attualità entra a teatro: è un legame antico, che risale al tempo dei greci. “Mi piace sempre ricordare Eschilo, che con I Persiani abbandonava gli schemi del mito e portava in scena una tragedia sui nemici sconfitti. Nel teatro di Dioniso si commiseravano i vinti, mentre alzando gli occhi si potevano ben vedere i danni causati dai persiani all’Acropoli di Atene. Il teatro deve saper assurgere a momento di riflessione sulla pietas e sui grandi temi”. Anche perché, vedendo queste tragedie costantemente in tv, si rischia di assuefarci. Mentre “il teatro è emozionante, e ci riporta al senso, alla nostra umanità. Se sa essere sintesi poetica dell’attualità, allora ci rende consapevoli, e torna ad essere quel luogo dove i cittadini si incontrano per riflettere sulla realtà”.

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    Intervista a Calenda - Corriere
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