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Romain Duris e Chereau interpretano Koltès

domenica 10 aprile 2011

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  • Ecco il pezzo uscito il 10 aprile 2011 sulle pagine nazionali de Il Manifesto. Mentre a Milano va in scena il Sogno d’autunno di Fosse diretto da Patrice Chereau, a Parigi il regista rilegge Koltès con Romain Duris.

    Sono passati trent’anni da quando Patrice Chereau incontrò per la prima volta Bernard-Marie Koltès. Di lì a poco sarebbe divenuto il primo regista a portare in scena Lotta di negro e cani, Quai Ouest e Nella solitudine del campi di cotone, con attori del calibro di Michel Piccoli e Jean-Marc Thibault. Oggi, vent’anni dopo la prematura scomparsa del drammaturgo, Chereau riscopre la prima pièce che ricevette in quel lontano incontro del 1979: La nuit juste avant les forêts (La notte poco prima della foresta). Debuttato al Louvre, il monologo ha saputo riempire per oltre due mesi il caratteristico Théâtre de l’Atelier, a Montmartre, grazie anche alla star che lo interpretava: Romain Duris. Dopo la consacrazione ottenuta con L’appartamento spagnolo il giovane attore ha saputo mettere d’accordo ragazzine e critici con decine di film come Tutti i battiti del mio cuore, Molière o Persecuzione, diretto dallo stesso Chereau.

    Ora interpreta un uomo che tenta di trattenere con un fiume di parole uno sconosciuto incontrato per strada. Piove, e per fuggire la solitudine racconta i suoi ricordi più intimi, misti ai suoi pensieri e ai suoi sogni. Difficile trovare una logica in questo testo poetico: un’unica frase di sessanta pagine. C’è tutta la tenerezza di un amore con una sconosciuta che poi svanisce al mattino. C’è il problema del lavoro, che non è mai dove lo cerchi, e il sogno di un grande “sindacato internazionale” il cui senso resta un mistero. Il protagonista è uno “straniero”, visto male dai francesi benpensanti, incapace di integrarsi nella società. È ubriaco, è stato brutalmente picchiato da un gruppo di malviventi, e dice di cercare una stanza per passare la notte, o almeno un po’ di attenzione. Romain Duris ne La nuit juste avant les forêts Per Chereau e Thierry-Thieû Niang (che firma con lui la regia) il monologo è ambientato in una camera d’ospedale. L’uomo è sanguinante e costretto a letto, solo. Ecco allora che questo suo inseguimento di un passante sotto la pioggia diventa surreale, forse soltanto un sogno. D’altronde una importante chiave alla lettura del testo arriva dalla dedica che Koltès scrisse a Chereau: “A Patrice, Le mie prime Mille e una notte, Bernard”. Come Sherazade, quest’uomo cerca di allontanare la morte raccontando delle storie, non importa se vere o inventate, a un interlocutore fantomatico.

    Con i suoi abiti sdruciti, Duris si dimena, cercando invano di alzarsi e di uscire dalla stanza. Cambia più volte posizione: prima supino, poi seduto, cade a terra, striscia e con fatica riesce ad alzarsi almeno per un attimo. Una precisa partitura corporea che accompagna l’eccellente lavoro sulla parola. La voce roca, l’attore alterna grida e sussurri, riuscendo a dare un senso all’incomprensibile delirio del suo personaggio. Con il privilegio di una conoscenza intima dell’autore, Chereau propone una lettura forte e personale del testo, riuscendo a trasmetterne il contenuto con una chiarezza troppo spesso assente dai tanti allestimenti dei testi di Koltès.

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