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Eva Braun secondo Federica Fracassi - Recensione

sabato 19 aprile 2014

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  • Corriere Fiorentino, 19 aprile 2014

    Non stupisce che dagli ultimi tragici momenti di vita di Hitler possa nascere una trilogia teatrale. Ci prova Massimo Sgobbani, con «Innamorate dello spavento» (Titivillus editore), che dedica il secondo episodio a Eva Braun, sposata poche ore prima del suicidio. Ma «Èva (1912-1945)», presentato al Teatro Studio di Scandicci, non riesce (non vuole?) raccontare questa storia, qui difficilmente comprensibile, ma si culla in un gioco autoreferenziale e di dubbio interesse. È un parallelo fra Èva e «Via col vento», proiettato sugli schermi retrostanti. Èva si immedesima in Rossella O’Hara e si rivolge ad una Mami che parla all’infinito. Pare che quello fosse il suo film preferito. Lei è Federica Fracassi, già premiata con l’Ubu e diretta da Renzo Martinelli. Parla velocemente, correndo su quelle pagine che cercano la poesia con continue, estenuanti ripetizioni. È sempre dolce e sensuale, e lo spettacolo si fa monotono.

    Gherardo Vitali Rosati

    _RIPRODUZIONE RISERVATA

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