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Il teatro secondo Franco Cordelli. Catri, Massini, Pizzech e gli altri.

domenica 2 marzo 2014

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  • Corriere Fiorentino, 2 marzo 2014

    "Penso che Castri sia stato un regista più grande di Ronconi. Se Ronconi è stato rivoluzionario, Castri è stato un riformista. È come se Ronconi con i suoi spettacoli facesse scoppiare delle bombe, mentre Castri andava a scavare sotto la superficie del testo portandone alla luce il significato recondito". Per Franco Cordelli - scrittore e critico teatrale del Corriere della Sera - la storia del teatro si è fatta in Toscana e anche di questo parlerà lunedì (ore 17.30) al teatro Studio di Scandicci, in occasione della presentazione del suo libro, Il Declino del Teatro di Regia (Editoria & Spettacolo).

    Certo, Castri non ha lasciato eredi, ma qui c’è comunque un germoglio che lo affascina. C’è Alessio Pizzech, "un giovane da cui mi aspetto qualcosa, è coraggioso, sperimentale, si sta ancora cercando, ma vedo in lui un elemento di avventurosità". E c’è Stefano Massini che tanto successo ha avuto a Parigi per la sua Lehman Trilogy "sa guardare al mondo, anziché a se stesso. Indaga le cause più remote della crisi mondiale invece di chiudersi nei problemi della vita quotidiana. Associa alto artigianato a un impegno civile inconsueto in Italia, anche se rischia di diventare didascalico".

    Il libro di Codelli è una selezione di recensioni uscite sul Corriere, corredata dalle brillanti schede sui registi trattati scritte da Simone Nebbia, e da una lunga conversazione con l’autore redatta da Andrea Cordellessa. Saranno Nebbia e Cortellessa a presentare il volume, mentre a seguire il critico incontrerà alcuni registi di spicco della scena nazionale: a partire da Pierluigi Pieralli. "È un genio, interpreta ogni testo in un modo inaspettato, ma la cosa scandalosa è che non gli facciano fare il teatro, relegandolo nel mondo dell’opera, sono dodici anni che non riesce a fare uno spettacolo". Ci saranno poi Giuliano Scabia, Cesare Lievi, Lorenzo Loris, Pippo Di Marca e Marinella Anaclerio. Non mancherà Virginio Liberti, fondatore di Egumeteatro che ora vive a Siena. "È un grande talento - dice Cordelli - un irregolare, inclassificabile in una corrente. È un regista eccentrico, singolare, originale, con una sensibilità che è solo sua. Lo definirei "meravigliosamente pazzo"".

    E non potrà certo mancare all’incontro il padrone di casa, Giancarlo Cauteruccio, che Cordelli ha seguito con interesse fin dal primo spettacolo. "Viene dal vero teatro d’avanguardia anni Settanta, in cui la drammaturgia è molto meno importante della scrittura scenica. Si è poi fatto carico di un ritorno alle origini, mettendo in scena Beckett in dialetto calabrese, e intanto il fratello andava maturando come attore. Forse i Krypton sono l’unico gruppo sperimentale di quegli anni che sia sopravvissuto". E nel libro non manca un riferimento a Paolo Magelli, direttore artistico del Metastasio di Prato: "è un bravo regista - ci dice Cordelli - che ha portato un contributo di esperienze dall’estero, dalla Germania, Serbia, un elemento di modernità per il nostro teatro, che in Europa era già stato acquisito".

    Non chiedetegli delle ultime novità del teatro toscano ("Sotterraneo chi?"), per lui questo territorio resta legato ai fasti d’antan. "Per me la Toscana era quella di Roberto Toni, con Cecchi e il teatro Niccolini, che è stato un vivace centro pulsante per Firenze. E poi il festival dei teatri d’Europa, e ricordo epoche interessanti anche per la Versiliana, indubbiamente importanti sono stati Armando Punzo a Volterra ("ma esiste ancora?", chiede con sincero interesse, "pensavo di no") e Roberto Bacci a Pontedera. Ma sopratutto Castiglioncello, col suo festival Armunia, un centro d’irradiazione del teatro italiano che va molto oltre i confini regionali. Personaggi come Toni o Paganelli (fondatore di Armunia, ndr), sono dei punti di riferimento storici".

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