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La carta più alta, di Malvaldi, per la regia di Andrea Bruno Savelli. Recensione

giovedì 20 febbraio 2014

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  • Corriere Fiorentino, 20 febbraio 2014

    Quattro amici al bar, tutti pensionati, e un omicidio. Con questi ingredienti Andrea Bruno Savelli prova a costruire uno spettacolo nazionalpopolare, contaminando la tradizionale comicità fiorentina con un classico giallo dove il primo venuto si scopre più abile di un detective. «La carta più alta» che ha debuttato al Rifredi nasce dalla penna di Marco Malvaldi e fa parte della trilogia del «Barlume». In scena troviamo lo stesso Savelli, nei panni del barista Massimo, mentre i pensionati/detective sono Sergio Forconi, Raoul Bulgherini, Giovanni Lepri e Luca Corsi. La trama si regge sull’improbabile inchiesta condotta dai cinque con inspiegabili virtù poliziesche. In men che non si dica ottengono ogni informazione. La trama, faticosa e mal digerita dagli stessi attori, è accompagnata dai siparietti dei nostri toscanacci, che condiscono le battute con qualche parolaccia. E insieme al testo (l’adattamento è firmato dal pur bravo Angelo Savelli), incespica anche il cast, fra battute dimenticate e altre prive di intensità (si distingue dagli altri Massimo Grigò). Prevale un forte sapore amatoriale, che comunque diverte il pubblico. RIPRODUZIONE RISERVATA

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