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Peter Stein parla dei Demoni

mercoledì 6 aprile 2011

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  • Ecco la conversazione con Peter Stein in occasione della sua maratona di dieci ore per I Demoni.

    «Dopo le mie dodici ore di maratona teatrale il pubblico diventa una specie di comunità». Ne è consapevole, Peter Stein, uno dei più grandi maestri del teatro internazionale, che dopo aver fatto il tutto esaurito a New York e a Parigi presenterà i suoi Demoni di Dostoevskij anche al Fabbricone di Prato (9-10 ottobre). «Gli spettatori mangiano insieme a pranzo e a cena, trascorrono insieme tutti gli intervalli, e così si sentono molto uniti: alla fine si percepisce che è accaduto qualcosa di veramente speciale». Non capita spesso trascorrere un giorno intero al teatro, ma per Stein non è una novità: nel 2000 propose una lettura del Faust I e II per un totale di 22 ore, mentre nell’84 fece il giro del mondo la sua Orestea di nove ore.

    «Bisogna pensare che in Grecia si dedicavano al teatro giornate intere, durante le quali tre autori si sfidavano sulla scena: erano delle vere e proprie feste, che sono alla base della storia del teatro. Quando io voglio mettere in scena un romanzo, lo faccio soltanto se non mi vengono posti limiti sul tempo della narrazione, altrimenti non ho la minima chance di trasmettere il valore dell’opera. Ma intendiamoci: quest’estate ho fatto un Edipo a Colono che durava due ore e mezzo e alla Scala ho diretto una Tatiana di un’ora e quindici minuti: mi piace anche fare spettacoli corti così posso tornare a casa presto».

    Ma dal punto di vista produttivo lo spettacolo pare un miracolo: inizialmente doveva essere lo Stabile di Torino a sostenere questa impresa ciclopica, ma a metà strada il teatro ha dato forfè per i costi troppo alti: un milione di euro di preventivo. Stein ha voluto andare avanti lo stesso, contribuendo di tasca propria alla realizzazione del progetto che è andato in scena nella sua tenuta di San Pancrazio, in Umbria. E se molto si è discusso di questo fenomeno è curioso notare che anche Dostoevskij, quando scrisse il suo romanzo, dovette pubblicarlo a proprie spese.

    «Non lo sapevo – risponde Stein – ma posso soltanto dire una cosa: tutta questa vicenda ha avuto anche un effetto artistico importante, a causa dei mezzi economici ridottissimi (lo spettacolo è costato 700 mila euro, ogni replica viene proposta a 20 mila euro in Italia, 40 mila all’estero, n.d.r.). All’inizio avevo come progetto un’austerità totale sul piano dei costumi e della scenografia, ma poi ci siamo dovuti spingere oltre. Abbiamo preso uno spazio vuoto di 16 metri per 16, e lo abbiamo riempito soltanto con gli attori. Questo ha molto giovato allo spettacolo, e ci ha fatto capire che per mettere in scena un romanzo basta la bravura degli interpreti». Per dirigerli, Stein si è voluto ispirare a una recitazione di tipo russo: «ho seguito le tecniche di Stanislavskij, in pratica ho cercato il realismo, che è tipico del teatro russo, eccezion fatta per il filone grottesco del loro spettacolo. I miei attori recitano in un modo più cinematografico che teatrale: cercando di non urlare e di non caricare troppo i loro gesti».

    Un tipo di recitazione che ben si sposa con il capolavoro di Dostoevskij. Se Stein lo ha scelto, è perché è rimasto affascinato da molti degli elementi di quel colosso della letteratura russa. «Dostoevskij parla della Russia di 150 anni fa, ma la grandezza dei classici consiste nell’essere universali: I Demoni si potrebbero trasferire in Francia, in Germania, e anche ai nostri giorni. Mi ha affascinato il modo in cui si parla dei meccanismi della politica, concentrandosi su chi cerca di cambiare la società. Sono rimasto colpito notando che alcune delle cose immaginate nel romanzo sono realmente accadute cinquant’anni dopo la pubblicazione. E poi lo scrittore ha saputo creare il personaggio di Stavrogin: un uomo che non vuole cambiare niente e si interessa solo a se stesso. Ha un grande talento e scopre che potrebbe essere chiunque: un nichilista, un ateo, un monaco, un credente o un criminale. Potrebbe essere tutto ma infondo non riesce a essere niente: non può né amare né odiare veramente. Il suo problema è proprio la sua totale indifferenza. Questo sentimento è uno dei problemi del Novecento e dei nostri tempi e sarà anche un problema del futuro. Questa figura è estremamente trasportabile in ogni tempo e specialmente nel nostro».

    Ma forse la cosa che ha impressionato più di ogni altra il regista è stata «l’emozionalità generale del romanzo: suscita delle sensazioni fortissime, non è possibile non sentirle». Per scrivere il suo adattamento-fiume, il regista si è ispirato a una riduzione d’eccellenza, firmata da Albert Camus. «Ho studiato il suo lavoro, scoprendo i suoi problemi ho tentato di risolverli. Il suo adattamento dura soltanto quattro ore, e questo impedisce di restituire sulla scena l’ampiezza del romanzo. Molti dei suoi problemi nascono proprio da lì: eliminando il restringimento del tempo si riesce a far meglio».

    I Demoni - Stein (4)

    Ma come prepararsi a una giornata intera di teatro? «Io dico sempre che è meglio non esser preparati: noi vogliamo raccontarvi questa storia, è meglio rileggere il romanzo dopo aver visto lo spettacolo. Noi presentiamo tutti i personaggi, tutta la storia. Quindi non bisogna preparare nulla, semmai può essere utile portare un cuscino per poter seguire più comodamente lo spettacolo e sopratutto arrivare carichi di interesse e di attenzione, possibilmente senza pregiudizi e con una forte apertura per poter assaporare veramente i nostri Demoni».

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