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Il Pinocchio immaginifico di Ugo Chiti, con Paolo Cioni e la compagnia dell’Arca Azzurra. Recensione

giovedì 21 novembre 2013

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  • Corriere Fiorentino, 21 novembre 2013

    Bastano i primi movimenti da burattino e si ha l’impressione che Pinocchio sia veramente scalpitante sulla scena. Appariranno poi in successione le marionette di Mangiafoco, i Conigli Neri, il Grillo Parlante, il Gatto e la Volpe... Nel Pinocchio scritto e diretto da Ugo Chiti per la Compagnia dell’Arca Azzurra — in scena a Rifredi fino a domenica — ci sono quasi tutti gli episodi e i personaggi di Collodi, con tutta la loro magia. Eppure il palco è vuoto, la scenografia minimale, e Pinocchio prende vita grazie a un accurato e sapiente lavoro. C’è innanzitutto un attore straordinario come Paolo Cioni che si dinoccola come se fosse davvero di legno. Lo si ammira fin dalla sua prima scena, quando prova a sgambettare prima che Geppetto abbia finito il suo lavoro.

    Ci sono poi infinite idee di messinscena: basta una griglia di legno appesa al collo di Geppetto per far apparire la prigione, e una scala, sistemata a dovere, diventerà il carro del Paese dei Balocchi. I costumi, di Giuliana Colzi, permettono agli otto attori di trasformarsi continuamente incarnando ora i compagni di scuola di Pinocchio, ora gli assassini che vorrebbero ucciderlo. E grazie alla musica di Jonathan Chiti e Vanni Cassori si ricreano le atmosfere del romanzo. Un adattamento brillante, quello di di Ugo Chiti, che sa mantenere un ritmo incalzante per le oltre due ore di rappresentazione. Simpatizza per il burattino, con un finale a sorpresa, e non mancano le novità. Il Grillo Parlante (Massimo Salvianti), è un prete pedante sempre pronto con un sermone, mentre il Gatto e la Volpe (Giuliana Colzi e Paolo Ciotti), sono una coppia sterile in cerca di un figlio da adottare. Ottime idee, che parlano più agli adulti che ai bambini. Qua e là una parolaccia di troppo e qualche accento un po’ troppo fiorentino, che però non inficiano la riuscita dello spettacolo.

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