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Scaparro e l’amore proibito della Governante

martedì 26 febbraio 2013

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  • Corriere Fiorentino, 26 febbraio 2012

    Parlare di una Governante segretamente attratta da altre donne poteva essere considerato un atto sovversivo nel secondo dopoguerra. Ma non fu solo per questo se la commedia di Vitaliano Brancati fu censurata ed esclusa dalle scena per circa quindici anni. Oltre ad affrontare questa delicata questione, il testo denunciava con forza il clima oscurantista della Sicilia del tempo, chiusa ad ogni forma di cultura. Ora è Maurizio Scaparro a riportare in vita questo testo, con una produzione dello Stabile di Catania, cercando di ricreare la "sicilitudine" di Brancati (alla Pergola da oggi a domenica; feriali ore 20.45, festivi ore 15.45).

    Ecco allora in scena vari volti noti del posto, come Pippo Pattavina, Marcello Perracchio e Giovanni Guardiano (tutti anche nel cast del Commissario Montalbano), al fianco di colleghe giovani come Veronica Gentili, Chiara Seminara o Ramona Polizzi. Nel ruolo del titolo c’è invece Giovanna Di Rauso, una delle attrici più attive del teatro italiano che ora prende l’eredità di Anna Proclemer, prima interprete della Governante nonché moglie di Brancati. Lo scrittore Bonivaglia, la figura più critica verso la Sicilia del suo tempo, è poi interpretato da Max Malatesta, mentre la scenografia è firmata da Santuzza Calì.

    "In questi "momenti ‒ afferma Scaparro ‒ in cui l’Italia si interroga con grande preoccupazione sulla capacità o meno di resistere alle difficoltà economiche ma anche politiche, sociali, morali, culturali, le parole di Brancati sembrano sorprendentemente superare il confine ristretto degli anni Cinquanta". Basti pensare a qualche battuta di Bonivaglia, che sembra presa da una tribuna elettorale dei nostri giorni."Non ho visto mai - dice lo scrittore - un ricco italiano proporre una legge che riduca i suoi guadagni per aumentare il benessere del suo paese". Nei confronti della cultura del tempo, Brancati lancia frecciate velenose, scrivendo che "l’odio per la cultura ha un ufficio apposito, che una volta si chiamava, con ironia involontaria, Ministero della Cultura Popolare e oggi Sottosegretariato per lo Spettacolo e le Informazioni".

    Ma è il tema dell’omosessualità ad essere al centro di una riflessione profonda, che mette a confronto i sentimenti della protagonista Caterina Lehr, una colta calvinista, con i preconcetti del suo tempo. Così la Governante vivrà il suo sentimento come un peccato, e con un profondo struggimento interiore. "Forse i censori si fermarono all’apparenza di certi fatti narrati ‒ ha detto Anna Proclemer - e non seppero o non vollero vedere che si trattava di una delle commedie più morali del teatro moderno, perché io credo che sia morale rappresentare il caso di coscienza di un essere che si dibatte nelle spire di un vizio che non vuole accettare".

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