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Marco Paolini fra Jack London e Galileo

mercoledì 18 luglio 2012

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  • Corriere Fiorentino, 18 luglio 2012

    Per viaggiare fra le nevi sulla scia di Jack London o confrontarsi con i conflitti di Galileo Galilei si potrà seguire il doppio appuntamento in Toscana di Marco Paolini. Se venerdì presenterà Dedicato a Jack London al teatro Romano di Fiesole, sabato porterà alla Versiliana Itis Galileo. «È divertentissimo presentare due lavori diversi a un giorno di distanza, è una vera liberazione – dice Paolini – l’importante è che il pubblico non si confonda».

    Di London ha scelto tre racconti, scritti nei primi anni del Novecento, e incentrati sui cani: Macchia, Bastardo e Preparare un fuoco. «Sono diversi da Zanna Bianca o da Il richiamo della Foresta perché contengono un linguaggio che va oltre la scrittura per ragazzi: si rivolgono a un mondo di adulti. È stato Davide Sapienza, un grande esperto di musica, a farmeli riscoprire attraverso le sue nuove traduzioni. Le versioni che circolavano precedentemente sapevano un po’ di muffa, erano purgate delle tante espressioni gergali che sono strutturali in questa scrittura».

    Ripensando a Jack London non si può dimenticare la sua vita avventurosa: fu cacciatore di foche, cercatore d’oro, strillone... «Sono convinto che non si debba sottovalutare la sua vita, nello spettacolo farò qualche breve riferimento alle sue peripezie. London non è uno che parla perché ha letto delle cose sui libri, le sue non sono lezioncine di vita inferte da un saggio ma riflessioni di un uomo che ha sbattuto il naso e continuerà a farlo. Contro le difficoltà della vita, a partire dall’alcolismo». E per accompagnare queste storie ci saranno le musiche dal vivo di Lorenzo Monguzzi, già compagno di strada di Paolini per lavori come Album d’aprile, La macchina del capo, Miserabili.

    Con il suo Itis Galileo, che ha già ottenuto consensi in oltre un anno di tournée, Paolini prova a raccontare un Galileo lontano dalle tante “agiografie” che ne hanno spesso fatto un eroe. «Galileo è usato spesso come simbolo della scienza libera contro la fede integralista, ma in realtà è uno che per campare fa anche oroscopi – dice Paolini – in effetti il mio lavoro è molto appoggiato sulle varie biografie pubblicate, non ho inventato molto. Però ho scelto di non mettere l’accento sull’abiura: quello è solo un passaggio, ma dopo lo scienziato continua a lavorare come prima. Galielo è meno affascinante di Giordano Bruno, ma infinitamente più simile a noi. È un po’ meno eroe e un po’ più umano».

    Una visione che rimanda alla celebre Vita di Galileo di Brecht, in cui il drammaturgo racconta le debolezze di Galileo, sentendole vicine alle proprie. «Avevo lavorato su Brecht in passato, ma ho aspettato di aver concluso il mio spettacolo prima di rileggerlo. Sarebbe stato impossibile non farsi schiacciare da un modello così importante. Essendo solo sul palco, devo anche fare un percorso diverso. La mia ambizione non è raccontare una parte della vita di Galileo, ma disegnare l’arco del suo pensiero attraverso tutte le difficoltà. Per questo non posso fare scelte puramente razionali, devo seguire un ritmo musicale».

    Itis Galileo è stato scritto insieme a Francesco Niccolini, il drammaturgo aretino che ha spesso accompagnato Paolini. «Ci siamo incontrati da molti anni, lui in genere fa Virgilio, la guida, mi suggerisce delle letture e poi mi propone i suoi scritti. Che io regolarmente distruggo, perché il mio lavoro è orale e non posso utilizzare parole scritte da altri. Lui non è geloso dei suoi testi, ma mi pungola per farmi andare avanti. Nessuno dei due ha la bussola in mano: procedendo per continui aggiustamenti si riesce a tenere il timone».

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