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Arriva Fabbrica Europa, molta danza ma non c’è il teatro

sabato 21 aprile 2012

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  • Corriere Fiorentino (Corriere della Sera/Firenze), 21 aprile 2012

    Siete in coda col rosso e vedete intorno a voi una coreografia di danza. Non è una lo stress o la primavera che genera strane visioni, ma è solo una delle performance della diciannovesima edizione di Fabbrica Europa, al via dal 3 al 13 maggio. «Spesso i luoghi d’incontro sono fuori dai teatri ‒ dice Luca Dini, presidente di Fabbrica Europa ‒ e noi siamo andati a cercarli». Ecco allora che la coreografa slovena Mateja Bucar ha radunato venti danzatori per cento performances calibrate sull’intervallo di tempo fra il rosso e il verde (9/12 maggio). Il cuore della manifestazione sarà, come da tradizione, la Stazione Leopolda, col suo foyer animato dalle scarpe automatiche di Arno Fabre e dai muri viventi di Zimoun. Accoglierà innumerevoli eventi come il concerto di Paolo Fresu (8 maggio), il progetto di Maggiodanza con tre giovani coreografi (5 maggio) o i concerti di Four. A Night with John Cage, per i cento anni dalla nascita del musicista americano (13 maggio). Ma molti altri luoghi-simbolo della città ospiteranno la kermese. A partire dalla Pergola dove si svolgerà la serata inaugurale, con l’atteso Oedipus/Bêt del coreografo fiammingo Wim Vandekeybus (3 maggio), una maestosa rilettura fra teatro e danza dell’Edipo re. E poi ci saranno eventi alle Murate, come il progetto Undone: Tony Thacher, direttore del dipartimento di coreografia del prestigioso Trinity Laban Conservatoire di Londra, presenterà giovani danzatori diplomati alla sua scuola (3-6 maggio). Appuntamenti anche alla Strozzina, a Cango e all’Istituto Francese, grazie a una rete di luoghi e di relazioni che gli organizzatori vorrebbero consolidare.

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    Win Vandekeybus: Oedipus/Bêt

    «Bisognerebbe dare una struttura al contemporaneo fiorentino ‒ spiega Dini ‒ una struttura pubblica, che permetta alle associazioni di interfacciarsi meglio con le istituzioni. E sarebbe bello se la stazione Leopolda diventasse veramente un luogo europeo per la creazione contemporanea, in osmosi con l’adiacente nuovo teatro dell’opera». I progetti non finiscono qui, si pensa anche a una casa della danza, per continuare il lavoro oltre la durata del festival: «Potrebbe diventare un punto di incontro, un luogo di formazione per artisti e operatori», spiega Maurizia Settembri, direttrice artistica per la danza di Fabbrica Europa.

    Ma intanto dal programma di quest’anno è completamente sparito il teatro, ed è sparito il nome di Roberto Bacci, una delle anime portanti del festival. «Abbiamo deciso di puntare maggiormente sulla danza e Roberto aveva altri progetti internazionali», dice Dini. Dal suo canto Bacci risponde che «non ho dato il mio nome, diciamo, per motivi personali, ho voluto facilitare un cambiamento utile per l’anno prossimo. Vorrei esserci per la prossima edizione, ma a condizioni completamente diverse. Le avevo chieste anche adesso, ma non è stato possibile averle». D’altronde per Dini questa è «un’edizione cerniera, di transizione», e magari nei prossimi mesi nascerà un progetto più chiaro. Intanto il festival durerà solo dici giorni, «non solo per ragioni economiche ‒ continua Dini ‒ ma anche per mantenere un ritmo più intenso».

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