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Incontro con Fibre parallele - La città del teatro - Pontasserchio - 14 aprile

mercoledì 28 marzo 2012

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  • il 14 aprile andrà in scena al Teatro Rossini di Pontasserchio lo spettacolo Mangiami l’anima e poi sputala di Fibre Parallele, selezionato al Premio Scenario 2007. Dopo lo spettacolo condurrò un incontro con la compagnia.

    La locandina:
    Mangiami l’anima e poi sputala
    ispirato dal romanzo omonimo di Giovanna Furio
    di e con Licia Lanera e Riccardo Spagnulo
    luci Carlo Quartararo
    scene Gianluigi Carbonara

    selezione Premio Scenario 2007 – Finalista Premio Vertigine 2010

    “Gesù ha sofferto le carni della donna e dell’uomo e sa benissimo che il desiderio e il piacere sono alla base della creazione. Quindi la donna sarà il frumento della sua casa, quindi la donna sarà il pane quotidiano, quindi la donna sarà il male e la pietà del male, il bene e la pietà del bene. Quindi la donna avrà in sé tutte le contraddizioni care a Gesù: la tenerezza e l’oblio, la condanna e l’assoluzione, il parto e il figlio, la luce e la tenebra.” Alda Merini

    La donna, il femminile, avanza lentamente fino a rivelare il suo volto.

    L’uomo, il maschile, è appeso a un grande crocifisso, immobile, capelli lunghi e panno bianco. Aspetta. La preghiera di redenzione che innalza la donna fa compiere il miracolo inatteso: Cristo muove la sua testa fino a incontrare lo sguardo della disperata. Questo incontro, questo cortocircuito genera un’esplosione e una deframmentazione del concetto d’amore e di religione, di anima e di corpo, che si fronteggiano e si fondono in una grottesca storia d’amore e di purificazione. Cristo, uomo tra gli uomini, un extracomunitario del sentimento, offre il suo amore al grado zero, terreno, cioè il più semplice, ma incontra le resistenze e le barricate messe in piedi dalla donna, vincolata da una spiritualità dogmatica e restrittiva. Il racconto della storia, alterna estetica e comicità in un’atmosfera apparentemente ridanciana, ma in realtà cupa e tragica A suggellare il tutto c’è una sorta di formulario del kitsch, che domina il senso religioso del sud, tra altarini-museo e riti personali, trasformando la scena in una discarica religiosa.

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