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Duccio Bellugi-Vannuccini racconta la sua avventura col Théâtre du Soleil

sabato 24 marzo 2012

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  • Il Mio Blog. Intervista realizzata a Parigi nel febbraio 2010.

    C’è anche un fiorentino al Théâtre du Soleil. Da più di vent’anni Duccio Bellugi-Vannuccini lavora a Parigi con la troupe di Ariane Mnouchkine incarnando i più diversi personaggi. E adesso sta portando in scena Les Naufragés du Fol Espoir, l’ultima fatica della compagnia, tratta da un romanzo di Jules Verne.

    «È stato uno spettacolo difficile da costruire – racconta Bellugi – l’atmosfera era estremamente positiva e gioiosa, ma lavorare su un romanzo, per noi che amiamo portare in scena storie di vita vissuta, ha complicato le cose». Da Firenze se n’è andato da piccolo, ma dopo aver girato mezzo mondo è sempre orgoglioso dei suoi natali. «I miei genitori sono entrambi fiorentini», ricorda il figlio di Piero Bellugi – musicista e direttore d’orchestra – e della giornalista Vanna Vannuccini. «Presto sono andato a Roma per il lavoro di mia madre, e quando avevo dieci anni siamo andati in Germania. Lei era stata inviata a lavorare come corrispondente, prima dell’«Ansa» e poi di «Repubblica». E subito dopo il liceo ha continuato a viaggiare inseguendo il suo sogno teatrale. A Parigi ha studiato alle scuole di Jacques Lecoq e Marcel Marceau, in Germania con Pina Bausch. Fino a sbarcare, attraverso uno stage, nella compagnia teatrale della Mnouchkine.

    Duccio Bellugi ne Les Naufragés du Fol Espoir

    «Ariane sa spingerti a sorpassarti – dice l’attore – a stupirti di quello che arrivi a fare e a meravigliarti di saper imparare dagli altri attori. Grazie a lei, senza nemmeno accorgermene ho portato in scena gesti ed emozioni creati da altri attori del gruppo. Il lavoro di compagnia è essenziale: c’è una solidarietà e un sostegno immenso». E ne Les Naufragés du Fol Espoir Bellugi riesce veramente a trasformarsi per ognuno dei sei personaggi che interpreta. Siamo alle soglie della Grandce Guerra e un gruppo di cineasti decide di mettere in scena Les Naufragés du Jonathan, di Verne. Si seguono quindi parallelamente le vicende del 1914 e quelle fantastiche del romanzo. L’impatto scenico è fortissimo: oltre trenta attori perfettamente coordinati, accompagnati dalle musiche di Jean-Jacque Lemêtre e aiutati da un’importante impianto scenografico. Tutto realizzato dagli attori. Niente di strano dunque, se da più di un anno al Soleil di vacanze non se ne parla. «Lavoriamo sul testo da gennaio 2009, a febbraio abbiamo fatto uno stage per incontrare nuovi attori e da lì non ci siamo più fermati. Ad agosto siamo andati a New York con il nostro Les Ephémères, ma poi abbiamo subito ripreso i lavori».

    Grande fatica ma anche grande soddisfazione. Solo con l’ultima tournée Bellugi è passato da San Paolo, Porto Alegre, Buenos Aires e Taiwan. Si è poi aggiudicato il Premio Molière (massimo riconoscimento del teatro francese) per la scenografia di uno spettacolo e ultimamente è passato alla regia cinematografica, firmando il documentario Un Soleil a Kaboul... ou plutôt deux, trasmesso in tv dall’emittente franco-tedesca Arte. Racconta lo stage tenuto dalla compagnia in Afghanistan, fra problemi di sicurezza e incomprensioni culturali. Ma chissà che la soddisfazione più grande non venga dalle sue bambine. «Sta per uscire in Francia il nuovo film di Alba-Gaïa (14 anni) – dice gioioso l’attore –: La robe du soir (L’abito da sera), con Sophie Mounicot. Negli anni scorsi al cinema aveva già girato Je m’appelle Elisabeth, di Jean-Pierre Améris e Le Temps qui reste, di François Ozon».

    Leggi la recensione allo spettacolo, pubblicata su Il Manifesto (pagine nazionali)

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