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Apre il Museo Caruso, con una sorpresa da New York

domenica 26 febbraio 2012

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  • Corriere Fiorentino, 26 febbraio 2012

    C’è anche chi crede di parlarci, con Enrico Caruso, dopo aver dedicato la vita al grande tenore. E c’è chi per omaggiarlo ha spedito da New York un prezioso carico di dischi originali. Arrivati con sorpresa di tutti nel bel mezzo dell’inaugurazione del Museo Caruso, realizzato all’interno della Villa di Bellosguardo. Il cantante l’aveva acquistata nel 1906, dopo averla scoperta insieme alla moglie Ada Giachetti, e non la vendette neanche dopo che lei lo lasciò, fuggendo con il suo autista. Ieri Caruso avrebbe compiuto 139 anni, e a festeggiarlo c’erano quasi quattrocento persone. Accorsi da varie parti d’Italia e anche dall’estero, per scoprire le reliquie in mostra nella sua storica dimora. «Ieri sera stavo facendo una passeggiata nelle stanze ‒ dice Luciano Pituello, Presidente del Museo ‒ e mi sembrava di sentire la sua voce che diceva: "sono abbastanza contento!"».

    E quando la sua voce si è sentita per davvero, grazie a un grammofono d’epoca che ha riprodotto un disco inciso nel 1904, l’emozione è stata fortissima. Caruso era stato fra i primi a sperimentare le registrazioni e in breve riuscì ad accumulare immense ricchezze, facendo anche la fortuna delle case discografiche. E così oggi il museo espone alcuni dischi storici, alcuni dei quali ascoltabili con innovativi sistemi interattivi. E ieri la collezione è stata arricchita, grazie al pacco inviato da Aldo Mancusi, direttore del Museo Caruso di Brooklyn, che contiene incisioni degli anni Dieci. Una festa, quella di ieri, che non poteva che aprirsi con la musica. Un Inno di Mameli cantato con entusiasmo dalle circa duecento persone in sala, fra cui spiccava la voce potente di Rolando Panerai, il baritono fiorentino noto in tutto il mondo seduto in prima fila. È stata accolta così la Medaglia conferita dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al Comune di Lastra a Signa e all’Associazione Caruso per l’inaugurazione del Museo.

    Non sono mancate le emozioni, come ha sottolineato Carla Fracci, assessore provinciale alla cultura: «è davvero una grande gioia essere qua, questa è Casa di Caruso e adesso diventa la casa di tutti». Presenti molti rappresentanti delle Istituzioni: dal Sindaco di Lastra a Signa, Carlo Nannetti, al Presidente del Consiglio Comunale Fiorentino Eugenio Giani. Tutti hanno accolto con entusiasmo il direttore del museo, Claudio Rosati, che ha detto: «credo che il nome di Caruso sia ancora capace di suscitare una grande passione. Non mi interessa sapere quante persone entreranno nel museo, ma spero che chi viene possa uscire trasformato». Dalla Svizzera è venuto Carlo Danuser, cantante e musicologo nonché direttore del museo Caruso di Zurigo.

    E c’era poi il nipote del tenore, Giovanni Francesco Caruso, nonché vari cantanti fra cui anche il mezzosoprano Franca Mattiucci. In sala anche Enrico Stichelli, conduttore de La Barcaccia, il programma di lirica di Radio 3: «Caruso è rimasto insuperato ‒ dice ‒ è stato il corrispettivo maschile della Callas: aveva un’estensione vocale amplissima, oggi invece ci sono più che altro tenori leggeri, con un repertorio molto limitato, mentre lui arrivava anche a notte molto basse». E in effetti fra i tanti documenti esposti nel museo ‒ cartoline, lettere, fotografie, costumi di scena, programmi di sala ‒ si trova il racconto di quando Caruso cantò addirittura con voce da basso, poiché il suo collega, Andres Perello de Segurola, era stato colpito da un’improvvisa raucedine, durante un’esecuzione di Bohème a Philadelphia. Doti uniche che lo fecero trionfare da New York a Buenos Aires, passando per Londra, Parigi e Varsavia.

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